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Sostenibilità e stakeholder: comunicare i risultati con trasparenza
In quest’articolo vedrai come si comunica davvero la sostenibilità oggi, senza frasi generiche e senza fuffa. Vedrai dove le aziende sbagliano in modo ricorrente, quali passaggi pratici vengono saltati e cosa serve, in concreto, per rendere credibile una comunicazione ESG agli occhi di stakeholder, investitori e mercato.
Ti trovi in questa situazione attualmente? Allora allaccia le cinture, leggi fino alla fine per scoprire la soluzione!
Raccontare la sostenibilità non è più un’attività accessoria. È diventata una competenza operativa. Il problema è che molte aziende continuano a trattarla come un esercizio di comunicazione, quando in realtà è un tema di metodo, processo e responsabilità.
Con l’introduzione della CSRD, la rendicontazione è diventata più strutturata e più comparabile. Questo ha fatto emergere una verità scomoda: non basta avere iniziative ESG, bisogna saperle spiegare in modo coerente con le decisioni prese. Quando i dati sono pubblici, le incoerenze non si nascondono. Si vedono.
Il primo errore è sempre lo stesso.
Si comunica prima di aver chiarito cosa si sta facendo davvero.
Se non sai spiegare una decisione, non sei pronto a comunicarla.
Molte aziende parlano di sostenibilità partendo dagli obiettivi. Riduzione delle emissioni, inclusione, impatto sociale. Ma quando qualcuno chiede come questi obiettivi influenzano il business, la risposta diventa vaga. Perché manca il collegamento tra sostenibilità e operatività.
Comunicare bene significa partire da qui:
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quali processi sono stati modificati
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quali investimenti sono stati fatti
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quali KPI sono stati introdotti
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quali costi o rinunce sono stati accettati
Se questi elementi non sono chiari internamente, all’esterno non funzioneranno mai.
Il secondo punto critico riguarda gli stakeholder. Spesso vengono trattati come un pubblico indistinto. In realtà ogni stakeholder guarda la sostenibilità da una prospettiva diversa. Un investitore valuta il rischio. Un dipendente valuta la coerenza. Un cliente valuta la credibilità. Una comunità locale valuta l’impatto reale.
Il problema nasce quando si usa lo stesso messaggio per tutti.
Lo stakeholder engagement non è parlare a tutti. È sapere cosa interessa a ciascuno.
Qui molte aziende si limitano a informare. Pubblicano report, comunicati, aggiornamenti. Ma informare non significa coinvolgere. Coinvolgere significa accettare il confronto, anche quando le domande non sono comode. Se non sei pronto a spiegare perché una scelta è stata fatta e quali limiti ha, la comunicazione resta superficiale.
Arriviamo al tema del greenwashing.
Spesso viene descritto come una questione etica. Nella pratica è quasi sempre un problema di competenze e coordinamento. Chi comunica non conosce a fondo i dati. Chi gestisce i dati non partecipa alla comunicazione. Chi decide non è coinvolto nel racconto.
Il risultato è prevedibile. Si enfatizzano solo gli aspetti positivi. Si evitano i punti critici. Si semplifica troppo. Ma oggi questo approccio è facilmente smascherabile.
Un report senza criticità è un report poco credibile.
Una comunicazione ESG solida deve mostrare anche ciò che non ha funzionato. Scostamenti dagli obiettivi, ritardi, difficoltà operative. Non per giustificarsi, ma per dimostrare controllo. È lo stesso approccio che si usa nella gestione di un progetto complesso. Perché la sostenibilità dovrebbe essere diversa?
Altro errore frequente è confondere trasparenza con quantità. Pubblicare tutto non significa essere chiari. Spesso significa solo rendere il messaggio incomprensibile. I dati vanno organizzati per funzione. Non tutto serve a tutti.
Una comunicazione efficace separa sempre:
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dati per la compliance
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dati per le decisioni strategiche
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dati per la comprensione degli stakeholder
Quando questi livelli vengono mescolati, il risultato è un documento corretto ma inutile.
Conta anche il linguaggio. Parlare di sostenibilità in modo efficace significa tradurre. Tradurre indicatori in impatti. Tradurre impatti in scelte di business. Tradurre scelte in conseguenze concrete. Quando questo passaggio manca, la sostenibilità resta astratta e perde rilevanza.
Le aziende che oggi comunicano bene l’ESG hanno un approccio molto pragmatico. Hanno capito che la sostenibilità è un sistema da gestire, non un racconto da abbellire. E che per gestirlo servono competenze che tengano insieme numeri, strategia e comunicazione.
In particolare, funzionano quando esistono figure capaci di:
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leggere e interpretare le metriche ESG
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capire cosa chiedono davvero gli stakeholder
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collegare sostenibilità e obiettivi di business
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comunicare in modo chiaro anche limiti e compromessi
Queste competenze oggi non sono scontate.
Ed è qui che si arriva al punto decisivo.
Puoi continuare a gestire la sostenibilità come un obbligo da chiudere ogni anno, sperando che basti un buon report. Oppure puoi scegliere di costruire competenze solide per governare progetti ESG, stakeholder engagement e comunicazione senza improvvisare.
Il Master in Sustainability Management Part Time di Italian Tech Academy e Talent Garden nasce per questo. È pensato per professionisti che vogliono lavorare sulla sostenibilità in modo concreto, capendo come funzionano davvero metriche, reporting, processi decisionali e comunicazione. Un percorso orientato al mercato, applicabile nel lavoro quotidiano, utile per chi vuole avere un ruolo attivo nella transizione.
Una sola scelta. Continuare a raccontare la sostenibilità sperando che sia sufficiente. Oppure formarti per gestirla con metodo e competenza.
Non sprecare il tuo talento. Valorizzalo con il Master più adatto alle tue esigenze.
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