Un computer su una scrivania con tanti post-it
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In quest’articolo vedrai perché il packaging è diventato uno dei territori più interessanti per chi progetta, come il design della confezione oggi dialoga con digitale, brand e customer experience, e quali scelte concrete fanno la differenza tra un packaging decorativo e uno che costruisce valore. Non teoria. Non trend messi in fila. Ma progettazione vera.

Se pensi che il packaging sia solo grafica applicata a una scatola, sei rimasto indietro.
Molto indietro.

Oggi il packaging è uno dei pochi spazi in cui il design tocca davvero la vita delle persone. Non scorre via come una ads. Non si perde in un feed. Resta. Entra in casa. Viene fotografato. Viene giudicato.

È qui che il design smette di essere esercizio estetico e diventa esperienza.

Per un designer, il packaging è una palestra incredibile. Perché costringe a tenere insieme tutto: identità visiva, materiali, forma, messaggio, sostenibilità, contesto d’uso. Non puoi nasconderti dietro un layout pulito. Ogni scelta pesa.

Il packaging è uno dei pochi progetti dove il design non può mentire.

Nel digitale tutto è reversibile. Nel packaging no.
Una volta stampato, sei lì. Esposto.

Ed è proprio per questo che oggi il packaging è tornato centrale anche nel marketing digitale. Non come elemento isolato, ma come snodo tra fisico e digitale.

Per un designer questo significa una cosa molto chiara: non stai più progettando una scatola. Stai progettando un touchpoint.

Il primo contatto reale tra brand e persona avviene spesso lì. Prima dell’uso del prodotto. Prima della recensione. Prima del passaparola. Il packaging anticipa l’esperienza. E lo fa in pochi secondi.

Forma, colore, tipografia, materiali.
Non comunicano solo cosa è il prodotto.
Comunicano chi è il brand.

Un packaging coerente funziona come un’interfaccia ben progettata. Riduce attrito. Aumenta fiducia. Orienta la percezione. Un packaging confuso fa l’opposto. Genera rumore.

Qui entra in gioco una competenza che distingue davvero un designer: la capacità di progettare significato, non solo forma.

Un buon packaging non urla.
Si fa riconoscere.

E quando il design funziona, succede qualcosa di interessante. L’unboxing diventa contenuto. Le persone condividono. Fotografano. Raccontano. Non perché glielo chiedi. Perché il progetto lo merita.

Questo è design che genera distribuzione.

Il passaggio chiave, però, è un altro.
Il packaging oggi non finisce quando la scatola è aperta.

QR code, smart label, elementi interattivi. Non sono gimmick tecnologici. Sono estensioni progettuali. Ponti tra oggetto fisico e ambiente digitale. Il packaging diventa l’inizio di un percorso, non la fine.

Per un designer questo cambia completamente il modo di pensare il progetto. Non lavori più su un artefatto chiuso. Lavori su un sistema.

Un QR può portare a un contenuto editoriale.
A un video.
A una community.
A una storia.

Il packaging diventa una call to action silenziosa.

Ed è qui che il design entra davvero nella customer experience. Non come decorazione, ma come regia.

Le strategie più mature oggi lavorano in modo cross-mediale. Packaging, sito, social, advertising. Tutto allineato. Tutto coerente. Il designer non esegue. Coordina.

E poi c’è il tema che, se fai design, non puoi più trattare come optional.
La sostenibilità.

Nel packaging, la sostenibilità non è un claim. È una scelta progettuale visibile. Materiali. Spessori. Incastri. Riduzione. Tutto parla.

Un packaging sostenibile progettato male è greenwashing.
Uno progettato bene è credibilità.

Qui il design fa la differenza. Perché sostenibilità non significa fare meno design. Significa farne di più. Più intenzionale. Più consapevole.

Meno elementi inutili.
Meno stratificazioni senza senso.
Più chiarezza.

Le normative europee come PPWR ed Eco-Design stanno alzando l’asticella. Ma per un designer non dovrebbero essere un limite. Dovrebbero essere un brief più interessante.

Perché costringono a pensare meglio.
E chi sa farlo, oggi, è molto richiesto.

A questo punto il quadro è chiaro.
Il packaging non è un settore minore del design. È uno dei più complessi.

Richiede:

  • Visione strategica

  • Capacità di lavorare sull’identità

  • Conoscenza dei comportamenti

  • Sensibilità sui materiali

  • Dialogo con marketing e prodotto

Non è un lavoro per chi pensa solo al layout.
È un lavoro per chi progetta esperienze coerenti.

Puoi continuare a vedere il packaging come un esercizio grafico marginale,
oppure iniziare a usarlo come leva per costruire brand solidi, riconoscibili e credibili.

Ed è qui che entra la formazione giusta.

Il Master in Branding & Visual Design Part Time di Talent Garden nasce proprio per questo tipo di designer. Non per insegnare a fare scatole più belle, ma per progettare sistemi visivi che funzionano nel mondo reale.

Un percorso pensato per chi vuole lavorare su identità, packaging, digitale e strategia come parti dello stesso progetto. Per chi vuole smettere di eseguire brief e iniziare a governarli.

Puoi continuare a progettare singoli output,
oppure iniziare a costruire esperienze complete.

Il packaging, oggi, è uno dei modi più concreti per farlo.

Articolo aggiornato il: 14 gennaio 2026
Talent Garden
Scritto da
Talent Garden, Digital Skills Academy

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