Quando un’azienda mi chiede quanto le farà risparmiare l’AI, di solito sta già guardando la riga sbagliata del bilancio.

Oggi gran parte della spesa in AI finisce tra i costi operativi: licenze per utente, abbonamenti, consumo dei modelli. È OpEx: si paga ogni mese e, alla prima revisione del budget, è tra le prime voci che si mettono in discussione.
Un costo si può solo ridurre; un investimento si può costruire.

Ore liberate non sono euro risparmiati

In Talent Garden abbiamo mappato il nostro lavoro reale con Vera, il nostro strumento di mappatura, e le persone stesse hanno indicato molte ore a settimana che considerano automatizzabili. È il tipo di risultato che fa venire voglia di aprire un foglio Excel e scriverci sopra “saving”.

Sarebbe un errore. Quelle ore non escono dal conto economico da sole: sono capacità che si libera, e valgono qualcosa solo se le sposti su un lavoro che hai deciso prima. E nel conto mancano il lavoro per costruire gli agenti e quello, più lungo, per farli adottare. Il saving vero è una scelta: dove spostare il valore che si libera.

OpEx o CapEx: la domanda che quasi nessuno fa

C’è una domanda che di solito resta tra il CFO e il commercialista e che invece dovrebbe arrivare in board: se un progetto di AI vada trattato come spesa o come investimento.

Dipende da cosa si costruisce. Un abbonamento a una piattaforma resta un costo di esercizio, per quanto sia utile. Un agente sviluppato su misura, integrato nei processi, di proprietà dell’azienda e destinato a produrre valore per più anni può invece diventare un’immobilizzazione immateriale: si iscrive a bilancio e si ammortizza nel tempo, invece di pesare tutto sull’anno in cui si spende. Se e come farlo dipende dai principi contabili adottati e dalla forma del contratto, ed è una valutazione da fare caso per caso; ma si può fare solo se il progetto è stato pensato come qualcosa da costruire e tenere.

Nel 2026 la differenza pesa ancora di più. La legge di bilancio ha reintrodotto l’iperammortamento, che per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 maggiora, ai soli fini fiscali, il costo dei beni strumentali nuovi, compresi quelli immateriali, purché interconnessi ai sistemi aziendali; tra questi rientrano software e piattaforme di intelligenza artificiale. Il beneficio riguarda quello che l’azienda acquisisce e iscrive a bilancio, e un canone di abbonamento ne resta fuori.

Cosa serve perché l’AI diventi un asset

Si capitalizza quello che si è costruito in modo solido, e servono tre condizioni:

  • Un processo che conosci davvero. Un asset non si costruisce sopra un lavoro che nessuno ha mai descritto: prima la mappa, poi l’agente.
  • Una proprietà chiara: di chi sono il codice, i dati e le integrazioni, e chi risponde del risultato. Ogni agente deve avere una persona che ne risponde.
  • Una durata nel tempo. Un investimento si ripaga in più anni solo se resta in uso per più anni; un’automazione da rifare ogni volta che cambia una regola resta un costo che si ripete.

Perché la decisione spetta alla leadership

Secondo Gartner (giugno 2025), oltre il 40% dei progetti di agentic AI verrà cancellato entro la fine del 2027 per costi in crescita, valore di business poco chiaro o controlli inadeguati; nessuna delle tre cause riguarda i modelli.

Un progetto trattato come abbonamento si giudica sul costo. Un progetto trattato come investimento si giudica sul valore che produce negli anni, e obbliga a chiarire prima di firmare cosa si sta costruendo e quanto deve durare.

Chi continua a comprare AI come si compra una licenza ne avrà sempre di più, e ne possiederà sempre meno. Prima del prossimo budget, prendi le tue voci di spesa in AI e segna quali varranno ancora qualcosa tra tre anni.


Fonti: MIMIT, Nuovo Piano Transizione 5.0 e Iperammortamento
Analisi professionale su iperammortamento e AI
Gartner, comunicato del 25 giugno 2025 sui progetti di agentic AI
Whitepaper Talent Garden “Ridisegnare un’organizzazione pensata prima dell’AI”

Articolo aggiornato il: 23 ottobre 2026
Giuseppe Mayer
Scritto da
Giuseppe Mayer, CEO @ Talent Garden Italia

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