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Sustainability Management: perché oggi servono persone capaci di trasformare l’ESG in decisioni
La sostenibilità non è più un progetto da affidare a una funzione separata dal resto dell’azienda. Entra nella scelta dei fornitori, nella progettazione di prodotti e servizi, nella gestione dei rischi, nelle decisioni finanziarie e nel rapporto con clienti, investitori e persone. La questione, quindi, non è più soltanto comprendere che cosa significhi ESG, ma saper trasformare dati, impatti e norme in decisioni di business.
È qui che si apre uno spazio professionale preciso: quello di chi riesce a tenere insieme competenze tecniche, visione strategica e capacità di guidare il cambiamento.
Il reporting cambia, la responsabilità delle decisioni resta
Nel luglio 2026 la Commissione europea ha adottato una revisione degli European Sustainability Reporting Standards. I nuovi ESRS sono più brevi, riducono di oltre il 60% i datapoint obbligatori e puntano ad abbassare i costi di rendicontazione per le imprese.
La semplificazione, però, non elimina il principio centrale: aziende, investitori e stakeholder devono continuare a comprendere sia gli impatti prodotti su persone e ambiente, sia i rischi e le opportunità che i temi di sostenibilità generano per il business. È la logica della doppia materialità, che resta alla base del sistema europeo.
Questo passaggio segna un cambio di prospettiva importante. Il valore non sta nel raccogliere più informazioni possibile, ma nel riconoscere quali siano davvero rilevanti, leggerle correttamente e usarle per orientare priorità, investimenti e processi.
Un dato sulle emissioni, per esempio, diventa utile quando aiuta a ripensare una supply chain. Un’analisi del ciclo di vita produce valore quando modifica materiali, packaging o modalità d’uso di un prodotto. Un’indicazione sul rischio sociale conta quando entra nella selezione dei partner e nella governance. Il report è l’output; la competenza decisiva viene prima.
Le green skill stanno uscendo dai ruoli “green”
Anche il mercato del lavoro riflette questa evoluzione. Secondo il Climate Talent Stocktake 2025 di LinkedIn, la quota globale di assunzioni che coinvolgono competenze green è cresciuta dell’8% in un anno, contro il 4% registrato nella disponibilità di professionisti con quelle competenze.
Chi possiede green skill mostra inoltre un tasso di assunzione superiore del 46,6% rispetto alla media globale. Ma il dato più interessante è un altro: per la prima volta, oltre la metà delle assunzioni green riguarda ruoli che tradizionalmente non erano considerati tali.
La sostenibilità entra così nel lavoro di chi si occupa di operations, finanza, prodotto, procurement, HR, marketing e innovazione. Non sostituisce le competenze di funzione: le completa e cambia il modo in cui vengono applicate.
Il Future of Jobs Report 2025 conferma la direzione: il 47% dei datori di lavoro intervistati prevede che le azioni di mitigazione climatica trasformeranno il proprio business entro il 2030 e il 41% indica lo stesso per l’adattamento climatico. Per la prima volta, l’attenzione alla gestione responsabile dell’ambiente entra inoltre tra le dieci competenze con la crescita più rapida.
Dal conoscere l’ESG al governare la trasformazione
In questo scenario non basta conoscere acronimi, standard e direttive. Servono professionisti capaci di interpretare la doppia materialità, valutare gli impatti lungo il ciclo di vita, dialogare con la finanza, costruire reporting credibili ed evitare green claim non dimostrabili.
Allo stesso tempo, devono saper coinvolgere funzioni diverse, gestire le resistenze e tradurre gli obiettivi in responsabilità, metriche e azioni concrete.
È una combinazione di competenze che trasforma il Sustainability Manager da presidio tecnico a figura di connessione tra strategia ed execution. E che rende le green skill rilevanti anche per manager, project leader e consulenti chiamati a prendere decisioni nei propri ambiti.
Un Master per lavorare sulle decisioni, non solo sui principi
Il Master in Sustainability Management Part Time, realizzato da Italian Tech Academy e Talent Garden, nasce per sviluppare proprio questo approccio sistemico.
Il programma attraversa il quadro normativo e il reporting ESG, il Life Cycle Thinking e l’eco-design, la valutazione dell’impatto sociale, la finanza sostenibile, l’uso consapevole dei dati e della GenAI, la comunicazione agli stakeholder e la leadership del cambiamento.
Perché oggi conoscere la sostenibilità è il punto di partenza.
La differenza la fa chi sa portarla dentro le decisioni che trasformano davvero un’organizzazione.
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